No, no cari lettori, non preoccupatevi non si tratta certo di partiti politici e non è mia intenzione quella di annoiarvi con temi riguardante la politica. E’ assodato comunque che anche in ambito pubblicitario ci siano diversi “partiti”, diverse scuole di pensiero. Per PDS intendo il partito dello spot ovvero quel gruppo di persone, di imprenditori, di investitori pubblicitari che identificano la forma pubblicitaria SPOT l’unica soluzione vincente possibile. Ad “affrontare” tale partito è il PDT ovvero il partito della televendita. I seguaci di questa fazione difendono invece la televendita come unica proposta efficace per promuovere i proprio prodotti. Come in tutti gli ambiti lavorativi l’estremizzazione di certo non è un ottimo sistema per le proprie scelte ed in effetti non possiamo di certo dire che la “verità” stia da una parte oppure dall’altra. Ma è utile comunque fare alcune riflessioni: di certo la parte spottistica, definita in gergo televisivo tabellare, è forse la più semplice da capire e da intuire in quanto ne abbiamo a che fare tutti i giorni con l’ordinaria vita televisiva. Infatti anche il mero spettatore passivo, colui che non comprende le logiche commerciali si sarà di certo accorto che ogni tanto le emittenti trasmettono la “pubblicità” ovvero un carosello di messaggi di diversa durata. Quest’ultima è inserita all’interno di un palinsesto costituito da trasmissioni tv più o meno interessanti. Il ruolo della pubblicità è proprio quello di sostenere i programmi, di permettere loro di esistere. E’ questo che esalta coloro che investono in questa forma promozionale: il motore dell’investimento è proprio quello di poter assicurare al messaggio l’ascolto di un elevato bacino di persone. La teoria si basa sul fatto che i programmi sono belli, costruiti per essere guardati e per avere la pubblicità al proprio interno.
Esiste però un fortissimo punto debole: la brevità del messaggio pubblicitario. Infatti, è proprio qui che chi sostiene le televendite trova che l’investimento difficilmente potrà essere recuperato. Chi prepara una televendita parte invece da un altro presupposto: tutte le tv sono uguali ed esistono perché esiste il telecomando che permette di fare zapping. Senza lo zapping sarebbero presenti, secondo loro, forse solo Rai Uno e Canale 5… Meglio quindi colpire la maggiore possibilità di zapping piuttosto che il grande pubblico. Ecco che per fare ciò il messaggio pubblicitario forzatamente si allungherà (solitamente una televendita efficace si aggira attorno ai 30 minuti). Il punto debole della teoria “televenditistica” è la seguente: il pubblico che fa zapping solitamente vista la mancanza di appeal rispetto ad un vero e proprio programma tv non si sofferma a vedere la televendita, anzi continua nello zapping. E’ logico quindi che il pubblico che segue le televendite sia molto più ridotto rispetto a quello che può essere presente nel vedere uno spot pubblicitario all’interno di una trasmissione.
Come agire quindi? Non esiste un vero e proprio vademecum, anzi dipende molto dalle caratteristiche del prodotto ma mi permetto di lanciare perlomeno questa linea guida: se ci troviamo nella situazione di dover vendere qualcosa (un prodotto fisico, per un servizio sarà sempre meglio lo spot, tenete presente gli acquisti impulsivi!!) consiglio sempre di muoversi adottando la forma televendita; con alcune precauzioni: abbiamo detto prima che il pubblico fisiologicamente non potrà essere cosi numeroso come per lo spot. E’ necessario quindi creare la massima situazione favorevole possibile affinché il messaggio arrivi a buon fine. Mi spiego meglio: la scelta dell’emittente diventa fondamentale; devo infatti assicurarmi che la possibilità di zapping sia massima e per far ciò devo raggiungere il massimo numero potenziale di spettatori. La parte basilare per campagne di questo tipo è allora l’estensione territoriale della TV e la penetrazione territoriale della stessa. Alcune emittenti dichiarano vaste estensioni territoriali quando in realtà hanno qualche canale di emissione in luoghi fondamentali ma nulla più. E’ più interessante invece concentrare il segnale di emissione in una zona magari di minore estensione ma con una qualità del segnale video ottima in tutto il territorio irradiato.
Per quel che riguarda lo spot, suggerisco solo l’accorgimento della creatività: alcuni spot che vediamo colpiscono poco l’immaginazione perché trasmettono un messaggio poco coinvolgente. Piuttosto che anticipare la partenza di una campagna senza essere sicuri del contenuto da trasmettere è preferibile posticipare l’inizio della campagna stessa in attesa di creare uno spot più efficace. Rivolgetevi sempre ad una squadra di professionisti che possano aiutarvi in merito. Il resto vedrete lo farà la bontà del programma tv scelto.
PDS o PDT?
25 11 2007Commenti : Lascia un commento »
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